Le religioni del Libro

Ebraica, Cristiana, Musulmana.

Fin dall’inizio della sua vita l’uomo incomincia ad inventarsi proprie religioni, a costruirsi mitologie e ad adorare dei.
La religione per l’uomo antico è necessaria per dare un senso logico ai misteri della natura che lo circonda ed anche per propiziarsi, quelle forze che sono per lui misteriose e sconosciute.
Nel mito Babilonese si narra che gli dei uscivano da un’informe palude (brodo primordiale) a coppia, inizialmente informi e successivamente sempre più definiti nella loro immagine: i più giovani e meglio perfezionati combattevano ed annientavano i vecchi, trasformando così il caos originario in una creazione sempre più perfetta. Il sangue di un dio ucciso mescolandosi alla polvere dava vita all’uomo, che fu pertanto inizialmente considerato simile al dio anche se molto meno potente.
Si narra che Marduk, Dio Sole, vinse la battaglia finale, separò il cielo dalla terra e dette così inizio al mondo. Le prime cerimonie religiose a Babilonia eseguite ogni anno con riti propiziatori ne ricostruivano l’avvenuta battaglia.
Successivamente nei vari popoli, s’instaurarono religioni e Dei dalla mitologia più disparata. I più importanti, dei quali noi abbiamo notizie più dettagliate, sono gli Dei delle mitologie greca ed egiziana, e il Dio d’Abramo.
Abramo probabilmente era uno dei capi erranti che condusse il suo popolo dalla Mesopotamia al Mediterraneo alla fine del III secolo a.C. Si sostiene che Abramo Isacco e Giacobbe non siano stati monoteisti ma credessero anche in altre divinità, ed è molto probabile che il Dio principale d’Abramo fosse El il Dio di Canaan
I due più antichi autori della Bibbia, i cui scritti si trovano nella Genesi e nell’Esodo, scrissero probabilmente nel VIII secolo: uno indicante la divinità cone (J=Yhaweh) scriveva nel regno meridionale di Giudea, l’altro indicante la divinià come (E=Elohim) dal regno d’Israele: Risale infatti a quel periodo la divisione in due regni separati della terra di Canaan.
I testi furono presumibilmente redatti al solo scopo di far conoscere la parola di Dio limitatamente ai membri del proprio gruppo etnico. Vi era però in questi primi scritti, ancora pervasi di credenze religiose affini ai popoli loro confinanti, un’idea abbastanza parallela del concetto di Dio. Vi si parla, oltre alla storia del popolo ebraico, del Patto d’Alleanza stipulato tra Dio ed Abramo che consentiva agli Ebrei di considerarsi l’unico popolo eletto da Dio che tramite la stretta osservanza delle leggi divine, avrebbe ricevuto la giusta ricompensa.
A differenza del Nuovo Testamento, nell’Antico Testamento non si impone al fedele di credere in determinate verità, ma ad agire secondo la Legge divina, egli ha solamente l’obbligo di seguire la legge in quanto facente parte del popolo eletto. Erano pertanto esentati dall’obbligo di seguire la legge tutti gli altri popoli, in quanto questi non avevano stipulato alcun patto con Dio.
Si comprende quindi la mancanza di proselitismo insita nella religione ebraica. Definendosi il popolo eletto da Dio gli ebrei attestavano la loro superiorità su gli altri popoli, i quali, non essendo stati privilegiati dal patto non erano soggetti alla legge divina e non avevano quindi gli stessi obblighi nei confronti di Dio stesso.
Nel periodo che va dal 800 al 200 a.C. chiamato Era Assiale, in tutte le regioni del mondo civile, anche se non collegate tra loro, si diffusero parallelamente nuove idee. Le civiltà progredirono, trasferendo per esempio il potere dai sacerdoti ai mercanti. Vi furono sviluppi intellettuali, culturali e di coscienza individuale. In seguito a ciò l’ineguaglianza e lo sfruttamento furono maggiormente evidenti e cominciarono ad essere perseguiti, anche i passi biblici trascritti in quel periodo, risentono di questo cambiamento.
Si diffusero nuove religioni sensibili ai movimenti di pensiero emergenti. Taoismo e Confucianesimo in Cina, Induismo e Buddismo in India. Parallelamente si diffuse anche il razionalismo filosofico in Grecia.
Nel confronto di tali idee si riscontrava un’enorme differenza tra il Dio d’Aristotile, totalmente estraneo al mondo che lo circondava, e il Dio della Bibbia, attivamente coinvolto nelle vicende umane. Per i filosofi greci la facoltà della ragione rendeva gli uomini simili a Dio, mentre il Dio della Bibbia si conosceva soltanto attraverso una rivelazione.
Anche la figura di Dio si era andata sempre più modificando nelle scritture; i primi scritti consideravano Yahweh inumano, vendicativo e crudele, in seguito Egli appariva più tollerante, compassionevole e comprensivo del genere umano.

Apparse in Palestina settentrionale un “carismatico guaritore”.
Di Gesù storicamente sappiamo poco, non esistono fonti storiche che attestano la sua esistenza, a lui contemporanee; ne parlano dopo la sua morte, oltre che i vangeli canonici e gli apocrifi, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, con alcune sporadiche citazioni, nella sua storia degli ebrei, nel 112 d.c. un certo governatore romano in una lettera all’imperatore Traiano, lamentando una proliferazione dei suoi seguaci ed alcuni anni dopo Tacito, il quale lo indica come sobillatore in Giudea e che fu per questo crocifisso. Il primo racconto della sua vita da parte dei suoi seguaci fu trascritto da Marco nel proprio vangelo circa 40 anni dopo la sua morte.
Durante la sua vita molti si convinsero fosse il messia, dopo la sua morte corse voce che il suo corpo non si trovava più nel suo sepolcro e quindi si pensò fosse resuscitato, questo fu considerato un ulteriore segno del suo essere divino. L’idea non fu inizialmente da tutti accettata, il concetto di Gesù come entità divina congiuntamente al concetto di trinità fu completamente elaborato solo nel IV secolo. In effetti, nel vangelo non vi sono indicazioni che Gesù abbia detto essere Dio, vi è trascritto solo che egli affermava di essere il Figlio di Dio anzi il Figlio dell’Uomo come a voler indicare la sua umana natura predisposta alla sofferenza ed alla morte.
I primi cristiani, pur rimanendo strettamente legati alla loro origine cominciarono a considerare errate le interpretazioni ebraiche della Bibbia, iniziando così il distacco dalla vecchia religione. Essi cominciarono ad evidenziare la loro diversità dai Farisei, presentati nei vangeli con tratti addirittura caricaturali, in modo tale da evidenziare quanto assurda fosse la loro interpretazione dei testi sacri.
L’ostilità che Gesù provava nei loro confronti, se mai ci sia stata, fu certamente ingigantita in modo tale da giustificarne il distacco. E’ accertato invece che i Farisei furono dediti ad opere di beneficenza e non furono affatto fanatici religiosi: il loro comportamento quindi non avrebbe dato adito ad alcuna censura.
I nuovi scritti denominati Vangeli furono compilati tra la metà del primo secolo e i primi anni del secolo successivo: Questi intendevano, pur rimanendo strettamente legati ai valori delle vecchie scritture, proporre un nuovo patto d’Alleanza con Dio considerando il vecchio patto ormai decaduto, in quanto il popolo ebraico non era riuscito a mantenerne gli impegni.
Nell’impero romano il cristianesimo fu considerato all’inizio come una corrente del giudaismo, successivamente, poiché i cristiani non facevano più parte della sinagoga, esso fu considerato una setta di fanatici e di settari. I romani per principio favorevoli al mantenimento delle vecchie tradizioni non vedevano pertanto di buon occhio l’allontanamento dei cristiani dalla religione dei loro padri e consideravano il loro moderno movimento un pericolo di sovversione nel loro impero.
Alla fine del II secolo anche i pagani colti, che avevano in passato privilegiato il pensiero filosofico alla loro religione mitologica, cominciarono ad avvicinarsi al cristianesimo.
Fu però dopo la conversione di Costantino avvenuta nel 312 d.C. che la Chiesa, rafforzata da questo fatto e consapevole di non aver più contrasti significativi, cominciò ad esigere obbedienza al suo credo, iniziando così la sua massiccia opera di cristianizzazione forzata che perdura tuttora. Indubbiamente il consenso dell’Impero contribuì in modo determinante al suo sviluppo e al suo successo.
Nei primi tre secoli dell’era volgare non vi fu da parte della Chiesa necessità od opportunità di selezionare le varie scritture circolanti e di interpretazioni ufficiali delle stesse, anche se detti scritti erano frequentemente oggetto di letture, discussioni e commenti da parte della comunità cristiana.
Intorno al 320, Ario sviluppò un concetto teologico che negava tra l’altro la natura divina di Gesù. In seguito al dilagare di tali idee il 20 maggio 325 i vescovi del settore orientale si riunirono a Nicea in Turchia per tentare di risolvere il problema. Il Concilio di Nicea, il primo assoluto nella storia della Chiesa, fu complesso, contrastato, lunghissimo con ingerenze politiche varie. Dopo circa 80 anni l’inizio del concilio, la gerarchia ecclesiale riuscì a sconfiggere definitivamente l’Arianesimo.
Nello stesso tempo però nacque all’interno della stessa Chiesa l’esigenza di dettare regole precise e di uniformare dogmaticamente le sue decisioni con enorme scrupolo e precisione. Vi fu così un’ampia e complessa revisione di tutti i testi scritti che erano oggetto di culto; se ne fece una precisa e minuziosa selezione scartando numerosi scritti ritenuti non conformi al pensiero teologico ufficiale ed infine se ne determinò l’esatta interpretazione. Essi furono quindi suddivisi in Antico e Nuovo Testamento stabilendo così una ancor più netta separazione dall’ebraismo.
Al fine di codificare il criterio d’interpretazione dei sacri testi, tre vescovi della Cappadocia, sulla base delle teorie aristoteliche che separavano con esattezza la filosofia, basata sulla ragione, dalla mitologia, che sfuggiva alla speculazione scientifica, stabilirono in un contesto cristiano lo stesso assioma, distinguendo tra loro Dogma e Kerygma
Il Kerygma era la dottrina basata sulle scritture, il Dogma conteneva il significato più profondo della verità biblica, un mistero che poteva esser espresso solo in forma simbolica. Le scritture quindi, oltre al loro significato letterale, ne avevano un altro spirituale non sempre comprensibile, cui il cristiano era tenuto a credere solo per fede.
Lo scopo di tutto ciò era il conseguimento dell’uniformità dottrinale, che, dopo il Concilio di Nicea, fu ritenuta così importante per la Chiesa che questa non esitò a ricorrere a strumenti coercitivi. A difesa del Dogma si elaborò il concetto d’eresia e d’ortodossia.
Difficile è pertanto valutare i due concetti, in quanto sia l’eresia sia l’ortodossia non esistono in astratto, ma sono frutto di una decisione presa da un organismo delegato, che le stabilisce come tali.
Ed è in conformità a questi concetti che molti uomini e donne furono arsi vivi per le idee che professavano.

Intanto alla Mecca nasceva intorno al 575 Maometto, definito il profeta d’Allah
A differenza della Bibbia, la trascrizione del Corano, fu dettata da Maometto, analfabeta, ai suoi fedeli dal 612 fino all’anno della sua morte nel 632, quanto veniva dettato, fu immediatamente riconosciuto come parola di Dio.
Detti scritti indicati, appunto, come provenienti direttamente da Dio e tramite l’Arcangelo Gabriele rivelati a Maometto, furono raccolti, dopo la sua morte, dalla propria moglie, il cugino, il figlio adottivo e da due futuri Califfi, la raccolta formò appunto il Corano. Il Corano, primo libro religioso in lingua araba, di cui furono avversate, e in parte lo sono tuttora, le traduzioni in altre lingue, fu considerato il perfezionamento della Bibbia e dei Vangeli e fu rapidamente diffuso in tutto il mondo arabo, grazie alla lingua in cui era trascritto e soprattutto in virtù delle conquiste militari effettuate da Maometto. Ciò dimostra che un’idea religiosa se accompagnata da una spada ben affilata ha certamente ottime probabilità di successo.
Il Corano nella sua ricerca genealogica spazia tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Attribuisce ad Abramo la figura di padre spirituale dell’Islam (non il fondatore) e ad Ismaele suo figlio, la naturale discendenza dei popoli arabi. Ambedue sono ritenuti fondatori della Caaba. (Il santuario cubico di granito alla Mecca)
In effetti, Abramo è il comune denominatore di tutte e tre le religioni e di conseguenza il Dio d’Abramo dovrebbe essere il Dio di tutti. Partendo pertanto da quest’assioma l’Islam si considera il perfezionamento delle altre due precedenti religioni.
Leggendo il Corano nei primi versetti non si rilevano costrizioni ad abbracciarne la fede: l’Islam non sollecitò mai il proselitismo. Pertanto le descrizioni da parte cristiana relative alle truculente mutilazioni e violenze perpetrate sugli infedeli in quanto tali erano false; queste violenze avevano certamente motivazioni di carattere diverso da quello religioso.
Non si giustifica nel Corano una guerra intrapresa per la conquista religiosa, vi è odio per la dottrina falsa, per l’errore e per la mancanza di fede non però per l’uomo che si macchia di queste colpe. Vi è una sottile differenza in questo tanto che nella Sura detta della Vacca si recita: ma quelli che credono, siano essi Ebrei, Cristiani o Sabei quelli che sono fedeli a Dio e sperano nel giorno finale quelli che praticano il bene, avranno il premio dal Signore e non ci sarà per loro timore né tristezza. (2/62-63)
I’Islam considera per ordine d’importanza dopo Dio, la ji-ad, questa in origine non significava guerra santa come nell’accezione attuale del termine, ma sforzo, impegno, tentativo, ed era solo una condizione morale, il cui fine era ed è quello di edificare il regno di Dio sulla terra. Il differente significato di guerra santa dato alla ji-ad, giustificando così sia l’uso delle armi che il terrorismo contro i cosiddetti infedeli, è purtroppo determinato da motivazioni politiche che nei tempi nostri i fondamentalisti islamici hanno inteso dare al termine, snaturandone il concetto teologico originale.
La religione islamica si basa su cinque pilastri fondamentali, i quali sono:
1. La fede in un unico Dio ed il riconoscimento di Maometto come il suo più importante profeta
2. L’obbligo della preghiera quotidiana.
3. L’elemosina rituale.
4. Il digiuno nel Ramadan.
5. Il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita.
La prima stesura organica del Corano fu operata dal Califfo Abu Bakr e successivamente fu revisionata dal Califfo Utman intorno al 650 d.C. Le Sure furono ordinate cronologicamente dando così un significato alle molte contraddizioni insite nei vari versetti, accettando così l’ordine cronologico stabilito, si riteneva attuale l’ultimo versetto il quale abrogava tutti gli altri. (teoria dell’abrogazione) Nessun imbarazzo vi è da parte musulmana per i versetti abrogati, i credenti restano fedeli alle enunciazioni maomettane anche se discordanti tra loro in quanto si tratta della parola di Dio ritenuta quindi, per qualsiasi suo aspetto, incontestabile. In realtà Maometto adattava secondo le circostanze linee d’azione, ritenute le più opportune, anche se in contrasto con le precedenti. Vi è da rilevare, che i versetti più bellicosi furono dettati in concomitanza alle spedizioni militari decise e guidate da Maometto stesso, e le indicazioni di tolleranza nei confronti delle altre religioni, presenti nelle prime stesure, risultavano esser abrogate dai versetti successivi.
In pratica questi versetti furono imposti da esigenze politiche incontrate da Maometto nei confronti d’Ebrei e Cristiani. Il Corano, infatti, non è solo un testo religioso, frutto di una tranquilla introspezione teologica, bensì anche un trattato di fatti politici, religiosi e sociali articolati dallo stesso Maometto, che se ne serviva così per conquistare gli arabi alla sua idea.
E’ altresì importante rilevare che tutti i testi della Bibbia furono inizialmente tramandati oralmente, in considerazione dell’analfabetismo dominante di quel tempo, detti testi, quindi, trascritti poi successivamente, avevano già perso il loro significato originale, furono successivamente tradotti in più lingue in varie stesure da svariati traduttori, i quali certamente reinterpretavano i vari passi. Vi furono infine, nel terzo secolo, massicce selezioni, onde stabilire il canone ufficiale della Chiesa, i cui criteri di scelta sono a noi in parte sconosciuti, ben sapendo in ogni caso che molte scelte furono operate in considerazione delle le opportunità politiche e religiose del momento.
In ragione di ciò si deve considerare alquanto dubbia l’originalità di detti scritti e il loro valore storico, Si consideri che il credente il quale accetta oggi per verità rivelata gli scritti della Bibbia, considerandola parola di Dio, avrebbe potuto credere in cose completamente diverse, se chi, preposto alla scelta ed alla canonizzazione dei testi, a suo tempo avesse effettuato per propria opportunità, scelte differenti.
In ogni caso, considerato che Bibbia e Corano nelle loro trascrizioni furono certamente influenzate da determinate situazioni contingenti, spesso, non legate a processi spirituali, e che eventuali indirizzi teologici furono determinati anche da motivi di carattere politico, sociale, etnico o filosofico; ne consegue, che la settaria suddivisione delle comunità religiose non ha senso. Non ha senso pertanto la differenza tra Cattolici di Oriente ed Occidente, non ha senso la differenza tra Protestanti Calvinisti, Testimoni di Geova, Avventisti dell’Ultimo Giorno, tanto più non hanno senso le guerre di religione che purtroppo continuano implacabili anche ai nostri giorni.
Il ritenere che Bibbia e Corano siano sempre attuali e compatibili con il nostro tempo implica l’adattamento di questi scritti, originariamente tracciati per gli uomini di quel periodo, al pensiero moderno. Ciò è possibile solo se si intendono interpretare in modo allegorico, in maniera da adattarli a qualsiasi idea corrente, anche se così facendo se ne può snaturare il concetto originario

N.C. 1998

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