Laicità e relativismo

Questo articolo tende a analizzare e sviluppare un argomento di grande attualità, in quanto, sempre più di frequente, trattando questioni etiche e morali, si tendono a contrapporre convincimenti di natura confessionale e religiosa a concetti etici di natura laica, rendendo di fatto impossibile, soprattutto oggi in Italia, ricercare una soluzione moderna e razionale ai molti problemi morali che si presentano alla nostra attenzione.
Convinto della netta separazione tra laicità e religione, soprattutto nelle regole che determinano la vita sociale, mi accingo a parlare di laicità e conseguentemente di un altro aspetto contiguo alla laicità stessa, il relativismo.

LAICITÀ E RELATIVISMO
L’errore che spesso si fa, avallato da cattiva informazione, superficialità di giudizio o semplicemente per ignoranza, è quello di contrapporre il termine Laico al termine Cattolico, si da al termine laico la connotazione di a-religioso utilizzando i due termini in perfetta antitesi tra di loro, l’esatta contrapposizione di chi è con Dio e chi è senza Dio. Per questo motivo, e per chiarire quest’equivoco, desidero soffermarmi sull’esatto significato di queste parole.
Il Devoto-Oli definisce la laicità come:
“ASSOLUTA INDIPENDENZA E AUTONOMIA NEI CONFRONTI DELLA CHIESA CATTOLICA O D‘ ALTRA CONFESSIONE RELIGIOSA”. Il lemma deriva dalla parola laico, che, sempre citando il Devoto-Oli significa: “CREDENTE CATTOLICO NON APPARTENENTE ALLO STATO ECCLESIASTICO”, Da un punto di vista etimologico, il termine [laico] laikos, trae origine da laos [popolo], quindi, colui che appartiene al popolo o vive tra il popolo secolare, il fratello laico per esempio, era, nei conventi, il converso, il quale, non avendo preso gli ordini religiosi, veniva adibito per lo più a lavori servili.
Si consideri, pertanto , che, sulla base delle precedenti definizioni, l’esatto contrario del termine laico può definirsi: CHIERICO.
Nella vita moderna, il termine laico oltre a far riferimento alla condizione oggettiva di non religioso, ha acquisito anche una valenza intellettuale, per cui la laicità può considerarsi, appunto, un atteggiamento tendente a consentire a se e agli altri, liberta di conoscenza, libertà di credenza e conseguentemente, libertà di critica ed autocritica; e dato che in ogni caso, nessuna conoscenza, o credenza, può esser considerata, sia empiricamente che razionalmente, assolutamente vera, il laico accetta la fallibilità delle proprie teorie.
È proprio della natura laicale, infatti, il rimettere in discussione i propri convincimenti in relazione a mutate condizioni di esperienza e conoscenza, al fine di costituire le condizioni necessarie al proprio sviluppo intellettuale.
Il laico deve intendersi, quindi, un credente, che, pur appartenendo ad una confessione religiosa, non viene meno al suo spirito critico.
Stabiliamo, pertanto, quali significati possono venir attualmente attribuiti al termine Laico:
a) È laico, chi non appartiene, pur credente, ad alcuna confessione religiosa, in questo caso un agnostico.
b) È laico, chi non è un fondamentalista, ma come pocanzi detto, chi vive la sua condizione di credente con spirito critico, utilizzando un criterio razionale nell’attuazione delle regole che la sua confessione religiosa gli detta.
c) È laico, chi separa nettamente la religione dallo stato, rendendo così indipendente la politica dalla religione.

Vi è quindi un naturale rapporto conflittuale tra laicità e fede religiosa, in quanto il laico pone una sua riflessione su determinati concetti e dogmi che per la fede religiosa, non sono discutibili, ma veri ed assoluti, e di conseguenza immodificabili
Per questo motivo, nel mondo islamico ortodosso, la laicità non esiste, in quanto nel Corano non vi è separazione tra stato, società e religione, il Corano detta le regole della vita politica sociale ed etica per i propri adepti, la cui inosservanza viene spesso considerata, oltre che offesa a Dio, anche comune delitto di stato, e punita conseguentemente.
La Chiesa cattolica cristiana invece, intese, almeno nelle sue originali intenzioni, separare nettamente la religione dallo stato, nel dare a Cesare quel che è di Cesare …. intese separare la vita politica dalla vita religiosa, vi è in questo passo del Vangelo una forte impronta laicale, purtroppo ampiamente disattesa, nella lunga storia temporale dalla Chiesa stessa.
Non possiamo parlare di laicità, se non accenniamo anche al relativismo, parola che ormai tutti conoscono per l’uso e l’abuso perpetrato in questi ultimi tempi dai media nostrani.
Il termine trae origine da un concetto filosofico espresso da Protagora nel quale si evince che l’uomo è la misura di ciò che è e la misura di ciò che non è, o più propriamente nell’uomo sta la misura di tutte le cose.
Anche in questo caso ci viene in sostegno il Devoto-Oli, utilizzo il vocabolario per rilevare il significato di queste parole, non per pedanteria, ma perché, le definizioni equivalenti, sono state compilate, dai rispettivi relatori, presumibilmente, con i più ampi criteri di neutralità.
Quindi, la definizione di Relativismo è:
“OGNI ATTEGGIAMENTO DEL PENSIERO CHE CONSIDERI LA CONOSCENZA COME INCAPACE DI ATTINGERE UNA REALTA’ OGGETTIVA ED ASSOLUTA”.
In pratica colui che ritiene un fatto, un oggetto, una situazione mai veri in assoluto, colui che ritiene che determinate “verità” possono nel tempo modificarsi, integrarsi, addirittura annullarsi, sulla base di nuove esperienze e conoscenze.
Ciò che per la Chiesa e relativismo morale, per il relativista, è pluralismo etico, ovviamente regolato giuridicamente, con procedure stabilite con il più ampio consenso possibile.
A questo punto, come del resto abbiamo fatto col il termine Laico, domandiamoci qual è il termine contrario al lemma RELATIVISMO. Sulla base della definizione del vocabolario testé citato, l’esatto contrario di RELATIVISMO risulta essere: DOGMATISMO.
Or bene, Benedetto XVI, nel suo primo breve discorso di insediamento al Soglio Pontificio, enunciò il male maggiore, presente nella società moderna, e lo definì: “La dittatura del relativismo”
In questa nostra speculazione lessicale, notiamo che nel discorso sopra citato di Papa Ratzinger, vi è quantomeno un chiara contraddizione in termini, in quanto, risulta evidente, che se di dittatura si deve parlare, essa va riferita proprio all’esatto contrario del relativismo, e quindi al dogmatismo, in quanto assertore di valori assoluti, da accettare supinamente e non al relativismo, assertore di valori, appunto, relativi, quindi suscettibili di modificazione.

Tra il relativismo e il laicismo, vi sono delle sottili differenze, le quali, non consentono ai due concetti di esser considerati sinonimi. Il laico, come abbiamo detto, può esser considerato un credente, il quale accetta regole e dogmi della sua confessione religiosa, ma che considera il suo status religioso, intimo e personale, non coinvolgente il suo status sociale. Il relativista, invece, non accettando verità assolute, non considera il dogma verità immutabile, e conseguentemente il suo status religioso, sarà sicuramente eterodosso.
Possiamo sintetizzare, quindi, che il Relativista è sicuramente un laico, il Laico può non essere un Relativista.

ETICA LAICA E RELIGIOSA.
Benedetto XVI, nel suo citato primo discorso, intese porre la Chiesa come unica garante dell’ethos condiviso, che, secondo lui, mancherebbe alla società moderna, essendo essa, lacerata dal relativismo e totalmente secolarizzata.
Vi è in questo concetto una visione tutta germanica della questione, che si contrappone proprio ad alcune correnti di pensiero tedesche (Böckenförde, Habermas), le quali, pur non disconoscendo l’immenso valore culturale e morale che fa riferimento a Dio, intendono tenere nettamente separate l’etica dalla religione.
L’affermazione: “Se Dio non esistesse, tutto allora sarebbe moralmente lecito”, può generare nel credente il principio, che il castigo divino sia l’unico freno alla morale, e che solo nei valori etici dettati dalla religione vi sia il controllo della morale stessa. Questo giudizio non può trovare accoglimento nel laico, in quanto, egli tende a stabilire una propria etica, a prescindere da qualsiasi riferimento a Dio, mentre il cattolico, indica nell’etica cristiana, un valore vero indiscutibile, non modificabile ed assoluto, il laico, ricerca un’etica condivisa da raccordare il più possibile tra tutti i cittadini, suscettibile anche di modifiche allorquando se ne maturino i presupposti.

EVOLUZIONISMO E CREAZIONISMO
La Chiesa cattolica si è, attualmente, resa conto, che il maggior pericolo per le idee, legate all’origine della specie, proviene dalla scienza, anziché dalla filosofia o dalla letteratura. Da Giordano Bruno e Galileo ma soprattutto dalla rivoluzione copernicana in poi, essa deve fare i conti con le varie scoperte scientifiche, scoperte provate, collaudate, inoppugnabili, alle quali difficilmente si può opporre un testo sacro o un dogma, per questo motivo, essa ha una particolare cura ed attenzione per quegli scienziati che sostengono tesi a Lei vicine, soprattutto concernenti l’inizio biologico della vita e la sua evoluzione, fa proprie le loro tesi e le utilizza nel tentativo di convincere quei cattolici che nutrono dubbi o ritengono degne di attenzione, tutte quelle proposte nate dalla ricerca, che possono risultare in contrasto con il pensiero cattolico.
Vi è anche un processo contrario, relativo a questa materia, in questi ultimi anni, vi sono correnti di pensiero, che da un punto di vista laico, concordano con le varie correnti fondamentaliste delle Chiese ufficiali, in certi ambienti conservatori americani, e nord europei , ma anche in certi ambienti italiani, vi è la tendenza a ricusare le teorie Darwiniane sull’evoluzione della specie, in favore di tesi totalmente creazioniste, tentando anche di vietare o modificare l’insegnamento di tali teorie nelle scuole. Essi negano qualsiasi movimento evoluzionista naturale, contrapponendolo ad un “disegno intelligente” di esclusiva origine divina. Non tutti i cattolici, ovviamente, sono vicini a queste tesi oltranziste, vi sono anche tentativi di conciliare le teorie neo-darviniane con il creazionismo, indicando nel “disegno intelligente” il motore primigenio dell’evoluzionismo stesso, risulta però alquanto difficile, alla luce delle ultime scoperte scientifiche, raccordare queste nuove teorie, con qualsiasi ipotesi di “disegno intelligente” creazionista relativo all’evoluzione.
Resta, ovviamente, aperto l’antico interrogativo relativo all’inizio della vita, il passaggio dal nulla all’essere, dalla non vita alla vita, ed è il pensiero, anche angosciante, di questo interrogativo, non certo le sue varie mitologiche risoluzioni, che fanno del laico l’uomo del dubbio e della riflessione. (1)
(1) In relazione a questo argomento, sono sopraggiunti fatti nuovi, In una risoluzione dl Parlamento Europeo del 4 ottobre scorso è stata identificata come unica materia di insegnamento nelle scuole l’evoluzione biologica come teoria scientifica basilare, ed è stata messa conseguentemente al bando qualsiasi teoria basata sul creazionismo in quanto ritenuta disciplina non scientifica. Quindi, anche se si tratta di una risoluzione non vincolante per gli stati membri, risulta evidente che l’indirizzo generale della Comunità Europea va nella direzione laica della questione.

BIOLOGIA E VITA
Un problema che ci assilla attualmente e che infiamma gli animi di opposte tendenze è l’utilizzo delle cellule staminali, ma potremmo parlare anche di accanimento terapeutico, di eutanasia, di aborto, laddove si incontra un fatto connesso alla vita umana, vi sono considerazioni di natura etica molto diverse, secondo, che vi si attui un’etica laica o si valuti la questione da un punto di vista confessionale, vi è quindi una contrapposizione fra la tormentata e sofferta valutazione etica del laico e la granitica certezza dogmatica della Chiesa cattolica.
L’etica laica, appunto, si differenzia dall’etica confessionale proprio perche, mentre il laico si interroga sulla liceità di certi atti, sul limite oltre il quale il lecito diviene illecito, tormentandosi nel tentativo di risolvere queste questioni così importanti e delicate, rimanendo sempre nel dubbio, consapevole che, malgrado le sue conoscenze, non avrà mai la certezza di addivenire alla verità vera, il credente non ha dubbi, egli applica una netta separazione tra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito, non si interroga: Altri per lui hanno tracciato quei confini.
Sappiamo che, tramite la ricerca scientifica, si sono potuti risolvere moltissimi problemi connessi alle più disparate patologie e con le nuove ricerche bio-scientifiche, abbiamo la possibilità di acquisire maggiori conoscenze da mettere a nostra disposizione per il nostro miglior beneficio, fermo restando che, una costante e severa valutazione sull’etica, rigorosamente si impone nella valutazione di queste delicatissime materie, per questo, la bio-etica, travalicando il mero dato scientifico, pone rigorosi problemi di ordine morale, ma questa disciplina, deve essere, comunque, utilizzata, prescindendo da qualsiasi condizionamento teologico.
Sappiamo che le tecniche genetiche non creano la vita, non fabbricano nuovi organismi viventi; di fatto riprogrammano i processi vitali già presenti. Si obbietta che le tecniche genetiche, sovvertono l’azione di Dio, vanno contro il suo volere ed alterano la natura stessa dell’uomo, se così fosse, si darebbe a questi processi valenza divina, sminuendo di fatto l’azione di Dio stesso.

CONSIDERAZIONI FINALI
Quando, agli albori dell’illuminismo, si inizia a considerare l’uomo, proprietario della propria ragione, padrone di utilizzarla, oltre gli schemi prefissati dai vari condizionamenti politici, culturali, sociali e religiosi, quando l’uomo esce dal suo stato di minorità (Kant) e utilizza il proprio intelletto senza la guida di altri, inizia per l’umanità una nuova era, in quel periodo, si apre un mondo nuovo, un mondo aperto alla ricerca, al progresso scientifico, alla conoscenza, cadono i limiti cadono i tabù, nascono le enciclopedie, i viaggi di esplorazione, le scoperte scientifiche, l’uomo in fondo ha sete di sapere, oltre al libro di preghiere vuole il libro di scienza, vuole finalmente esser libero di conoscere, capire, giudicare da se, senza che altri lo facciano per lui, in quel preciso momento, nasce la consapevolezza della propria individualità pensante, nasce la libertà intellettuale e con essa nasce la laicità.

N.C. 2013