Francisco Franco

All’uscita del volumetto edito da “Liberal Libri” nel 1998, con prefazione di Sergio Romano, nel quale vi erano trascritte le memorie di due volontari italiani operanti in campo opposto, nella guerra civile di Spagna, Nino Isaia, volontario con le forze repubblicane e Edgardo Sogno, con i franchisti, la stampa italiana dell’epoca fu inondata da interventi contrapposti alle tesi esposte da Romano nella sua prefazione, il quale avanzava l’ipotesi che Franco, fu nella guerra civile spagnola, tutto sommato, il male minore, in quanto impedì alla Spagna di diventare una repubblica popolare di stampo staliniano, e che, il suo regime non fu affatto fascista ma semplicemente un regime dittatoriale e reazionario.
La veemenza degli interventi di chi negava queste tesi, fu tale che in alcuni casi fu al limite dell’insulto. Romano fu, con derisione, ritenuto solo un “ex ambasciatore”, un pensionato, un non esperto delle cose cui trattava, un franchista, (leggi fascista), in sintesi, un signor nessuno.
Non intendo fare una recensione dell’opuscolo od entrare nel merito dei due memoriali, per altro interessanti, e dei successivi singoli interventi; intendo invece dopo diciotto anni da questi scritti fare una riflessione su quelle virulente invettive rovesciate addosso a chi, di un singolo fatto storico, da un’interpretazione diversa dalla vulgata tradizionalmente acclarata, soprattutto, perché ancor oggi dopo ben circa settanta anni dai fatti, gli animi non hanno trovato la pace necessaria per consentire una chiara e pacata dinamica dei fatti occorsi, scevra da preconcetti ideologici.
Perché, la semplice idea di non considerare Franco un fascista, pur mantenendone, comunque, il giudizio negativo quale despota reazionario e illiberale, genera tanto clamore, tanta indignazione? È forse più nobile agli occhi di certi “mitra à penser” , combattere in nome dell’antifascismo piuttosto che combattere in nome di un’altra generica, ma pur importante libertà? Come quasi, che il termine “fascista” sia un rafforzativo del male da combattere?
O che questa difesa strenua dell’etichetta, Franco Fascista intenda difendere il concetto della resistenza continuativa, un progetto ideale interconnesso tra la guerra civile di Spagna e la seconda guerra mondiale?
Barbara Spinelli scrive su La Stampa del 17 maggio 1998 “La guerra civile fu un’anticipazione della guerra mondiale, e fu la prova – allora fallita – della coalizione di forze e di sentimenti che vinse poi la partita nel confronto del nazifascismo”. È evidente il parallelo! Guerra Civile spagnola/Guerra mondiale; Resistenza spagnola/Resistenza al nazifascismo.
Al di la del fatto che la “coalizione di forze e sentimenti” non fu sufficiente a vincere la guerra, senza l’aiuto della forza militare alleata, questa comparazione a mio avviso non è corretta, in quanto: l’alzamiento di Franco fu un golpe militare interno al Paese, tendente alla restaurazione, la seconda guerra mondiale fu una guerra tra stati mossa dal fanatico desiderio di egemonia e di conquista territoriale. La resistenza spagnola fu, almeno nell’inizio, il legittimo desiderio delle forze democraticamente elette, a contrastare il colpo di stato, la resistenza nella seconda guerra mondiale fu il desiderio di contrastare l’egemonia dell’occupante straniero e di porre presto fine al conflitto. La prima tendeva a reprimere un movimento golpista, la seconda ad abbatter una dittatura. Edgardo Sogno fu la prova evidente della mancanza di questo disegno continuativo, come lui, molti, nei due conflitti, militarono alternativamente negli opposti schieramenti.
Nella accesa questione, se il regime di Franco fu fascista o meno, molti storici vi si sono cimentati, la risposta a mio parere sta nel significato politico cui si da del termine “fascismo”. Se s’intende, fascismo, tutto ciò che non è libertà, tutto ciò che è repressione, totalitarismo; se del fascismo si fa un crogiuolo in cui si amalgamo tutte le iniquità e illiberalità del mondo, in questo caso Franco fu fascista. Ma se del fascismo si da una definizione articolata, valutando con specificità le sue caratteristiche sia del movimento prima che del regime poi, come ha magistralmente fatto Renzo De Felice, nella sua monumentale opera sul fascismo, allora, Franco non fu affatto fascista.
Ciò non toglie che egli fu, comunque, un dittatore reazionario che attuò in Spagna un regime non liberale e vendicativo; Indro Montanelli con la sua ineguagliabile dote di sintesi lo definì: “…ottuso, squallido, scaltrissimo Franco, dal primo all’ultimo giorno della sua avventura”
Franco, prese dal fascismo solo alcuni aspetti marginali e coreografici, adottò il saluto romano, ma non si definì mai fascista, anche se ne lodò gli intenti, non pretese di fondare un movimento politico personale, non mirò al culto della personalità, all’espansionismo territoriale all’indottrinamento del suo popolo, fu semplicemente un ottuso-squallido-scaltrissimo dittatore.
Il fatto di averlo combattuto, di aver voluto difendere la libertà, fa onore a tutti coloro, spagnoli, e non spagnoli, che accorsero sacrificando anche la propria vita, il loro onore non viene meno se Franco alla luce di valutazioni, non viziate da ideologismi, viene considerato semplicemente un feroce e iniquo dittatore non fascista.

N.C. 2002