Centrismo democristiano e Consociativismo

CENTRISMO

 

Alla fine della seconda guerra mondiale al momento di ricostruir lo stato democratico post-fascista, nei comitati di liberazione nazionale coabitarono forzosamente insieme, partiti con anime diverse DC, PCI, PSI e i vecchi partiti risorgimentali PRI e PLI. Dopo aver costituito il primo governo di unità nazionale emanazione del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) nel quale, appunto, vi erano presenti tutti i partiti componenti le forze resistenziali, nel maggio del 1947 la sinistra venne estromessa dal governo precedentemente costituito.

Togliatti, dopo l’esclusione dal governo  inviò una protesta agli alleati per presunta violazione degli accordi. La protesta dimostrò che questi accordi, per un governo collegiale, vi furono stati e che le sinistre ne furono successivamente escluse.  L’esclusione dei partiti di sinistra fu dipesa dal volere degli alleati, in primo luogo gli americani, già predisposti ad iniziare la cosiddetta Guerra Fredda, stanti i rapporti già deteriorati con l’URSS.

Si configurò, pertanto, un corso politico a egemonia democristiana escludente qualsiasi partito di sinistra di fede marxista-leninista, detto corso denominato centrismo fu attuato dagli anni dal 1947 fino al 1958 e consenti la costituzione di governi a direzione democristiana con alleanze ricercate nei partiti di centro.

Nella stesura della Costituzione in prima istanza non furono attuati alcuni organismi istituzionali. Le Regioni, il Consiglio Superiore della Magistratura e la Corte Costituzionale, furono attuante in secondo tempo, dette istituzioni inizialmente non erano gradite dalle sinistre, in quanto  esse stesse concepivano, sulla base del governo sovietico, uno stato centrale dirigista a diretto controllo dell governo. All’attuazione pratica della gestione della cosa pubblica su base costituzionale, le sinistre si resero conto, che, dopo la loro estromissione dal governo, non avevano alcun potere istituzionale nella gestione dello stato, tanto più che questi istituti appena costituiti  furono totalmente in mano ai partiti di governo. Fu in conseguenza di ciò che Togliatti, nell’intenzione di  riprendersi alcune posizioni di comando, attuò una metodologia politica denominata “Democrazia progressiva” tendente, tramite consenso elettorale, alla progressiva occupazione dei vari centri di potere periferici.

CONSOCIATIVISMO

Convention ad excludendum  

Gli anni 60 furono gli anni del consociativismo. Dal 1948 al 1968 il PCI votò il 74% delle leggi approvate, leggi, del resto, elaborate nelle commissioni ove si esercitava il consociativismo, di fatto il 75% delle leggi veniva elaborato nelle commissioni ove la forte presenza delle opposizioni di sinistra consentiva di far valere il proprio potere politico, consentendo, spesso, una formulazione legislativa gradita alla sinistra stessa.

Dal 1948 al 1953 l’autorevolezza di Alcide De Gasperi fece si che, nella politica del paese, si contenesse la partitocrazia, egli infatti riusciva a subordinare gli interessi del governo agli interessi del partito. Dopo la sua morte nel mese di Agosto del 1954, i partiti presero il sopravvento e il gioco partitocratico, da allora, ha sempre dominato la scena politica italiana. Dopo De Gasperi la forza dei partiti egemonizzò la vita politica nazionale,  i governi erano esclusivamente espressione partitica, frutto di mediazioni segrete e spesso non durevoli, la conflittualità degli stessi apparati politici rendeva estremamente instabile qualsiasi governo, solo una forte personalità politica, poteva avere la possibilità di attuare un periodo di governo un po più a lungo. Solo nella cosiddetta “Seconda Repubblica” con la modifica della legge elettorale che obbligò i partiti a contrapporsi in schieramenti, si poté finalmente avere una legislatura con durata sufficientemente ampia, ma ciò purtroppo non volle dire che maggior stabilità era sinonimo di migliore governabilità.

Il PCI e il consociativismo.

Il partito Comunista Italiano, malgrado l’indiscussa fede nel bolscevismo di cui, agli inizi, ne accettava totalmente la  sua dottrina, fu sempre considerato in Italia un partito legittimo, solo all’inizio della vita repubblicana e solo su pressioni americane, fu pensato di estrometterlo dalla vita politica. Giovò molto al partito Comunista il consociativismo e una progressiva democratizzazione dei suoi componenti, i quali, realisticamente confrontavano la libertà e il tenore di vita dell’Italia con i paesi a regime comunista. Le “moderne repubblica socialiste” così entusiasticamente definite dallo storico marxista Eric Hobsbawm, nella stragrande maggioranza degli elettori di sinistra, non fecero presa. Progressivamente il PCI con Enrico Berlinguer prese le distanze dalla “spinta produttiva dell’Unione Sovietica” attuando l’Eurocomunismo, di fatto una socialdemocrazia parlamentare. 

NC. 2017